Recensione – Harry Potter e il Calice di Fuoco (2005)

Harry Potter e il calice di fuoco è un film del 2005 diretto da Mike Newell, trasposizione cinematografica del quarto capitolo della saga di J.K. Rowling.

L’intreccio

Harry Potter assiste alla finale dell Coppa del Mondo di Quidditch tra Irlanda e Bulgaria insieme alla famiglia Weasley, Hermione Granger e Cedric Diggory. Durante i festeggiamenti, alcuni Mangiamorte seminano il panico tra la gente. Tra di loro vi è un uomo sconosciuto, presente in uno dei sogni di Harry. Il ritorno dei Mangiamorte dopo ben dodici anni di inattività però presagisce qualcosa di terribile.
Il quarto anno a Hogwarts è segnato da numerose novità: la scuola è stata scelta per ospitare il leggendario Torneo Tremaghi, in cui tre sfidanti dovranno superare tre pericolose prove; inoltre il nuovo insegnante di Difesa contro le Arti Oscure è Alastor Moody, detto anche Malocchio Moody, che si dimostrerà particolarmente severo e anticonformista, tanto da dare ai suoi allievi una dimostrazione pratica delle tre Maledizioni Senza Perdono.
La selezione per il Torneo Tremaghi avviene inserendo il proprio nome all’interno del Calice di Fuoco e, qualora si dovesse essere scelti, non sarebbe possibile rinunciare. Tuttavia, partecipare al Torneo Tremaghi è vietato ai minori di diciassette anni.
Il nome di Harry Potter entra misteriosamente nel calice di fuoco e il protagonista si trova costretto a partecipare al Torneo Tremaghi contro Viktor Krum da Durmstrang, Fleur Delacour da Beauxbatons e Cedric Diggory, da Hogwarts, appartenente alla casa Tassorosso.
Dopo aver superato non senza difficoltà le prime due prove, Harry e Cedric si ritrovano ad affrontare insieme l’ultima, che consiste nel superare un labirinto per giungere alla Coppa Tremaghi. Cedric e il protagonista toccano contemporaneamente il trofeo e si ritrovano in un cimitero insieme a Peter Minus.
Prima ancora di poter scappare utilizzando la Coppa Tremaghi (una Passaporta), Peter Minus uccide Cedric utilizzando l’Anatema che Uccide e inizia il rituale di risurrezione di Voldemort. Il Signore Oscuro affronta Harry Potter, ma il ragazzo viene salvato dai suoi genitori e dallo spirito di Cedric.
Tornato a Hogwarts grazie alla Passaporta, Harry comunica a tutti che Voldemort è risorto. Moody porta Harry nel suo ufficio e, dopo avergli chiesto dettagli sull’accaduto, tenta di aggredirlo, ma il ragazzo viene salvato dai suoi insegnanti e si scopre che Malocchio Moody era in realtà Barty Crouch Jr., figlio del responsabile del torneo, tramutatosi in Malocchio Moody grazie all’assunzione costante della Pozione Polisucco. Era stato lui a iscrivere Harry al Torneo Tremaghi e a fare in modo che vincesse affinché toccasse la Passaporta stregata per giungere da Voldemort.

La magia che passa in secondo piano

In “Harry Potter e il Calice di Fuoco” lo spettatore assiste alle incomprensioni tra Harry e Ron, in quanto quest’ultimo crede che sia stato Harry, di nascosto, a iscriversi all’ambito Torneo Tremaghi, e al disappunto di Hermione che si aspetta un invito al Ballo del Ceppo da parte di Ron. I protagonisti, quindi, si trovano a dover affrontare alcuni piccoli problemi adolescenziali. Perfettamente realistica la scelta di Mike Newell, che decide di incentrare la storia sull’amicizia e sulle prime cotte, mettendo la magia sullo sfondo.
Mike Newell incalza anche il tono ironico proprio dei romanzi di J.K. Rowling e ottiene un film che oscilla tra il comico e il drammatico, senza mai eccedere da una parte piuttosto che dall’altra.
In “Harry Potter e il Calice di Fuoco” la tensione è palpabile e va ben oltre le tre difficili prove da superare, in quanto riguarda, come abbiamo detto, le difficoltà che il protagonista vive, fino all’inaspettato incontro con il suo acerrimo nemico.
Efficace la scena del ritorno a Hogwarts, quando, tra le urla e gli schiamazzi, il pubblico realizza che Cedric Diggory è morto. Non si può dire lo stesso del doppiaggio, che non riesce a trasmettere né il dolore di Harry, né quello del padre di Cedric.

Il peso delle responsabilità

Più si va avanti con i film, più la minaccia di Voldemort diventa incombente ed Harry si trova a dover affrontare i mostri del passato, ogni giorno più pericolosi.
In “Harry Potter e il Calice di Fuoco” l’elemento magico sembra riflettere la fase di passaggio che il protagonista e i suoi amici stanno vivendo: il protagonista comprende il peso delle responsabilità, che cresce con l’avvicinarsi dell’età adulta e soprattutto si accorge che niente è come sembra.
Harry Potter ha, inoltre, il suo secondo incontro ravvicinato con la morte e dimostra una forte umanità, considerando che a morire è il suo rivale sia in gioco che in amore.

L’incupirsi dell’atmosfera

I cambiamenti a livello dell’intreccio si riversano anche sull’atmosfera, che in “Harry Potter e il Calice di Fuoco” diventa più cupa, tanto che nelle sale i minori di tredici anni dovevano essere accompagnati da un adulto.
Ottima la scenografia ed effetti speciali usati nel modo giusto. Le scene sono realistiche e non rovinano la veridicità dell’intreccio.

Un cast “magico

L’attore irlandese Brendan Gleeson stupisce nei panni di Alastor Moody, insegnante burbero e “anticonformista” nei suoi metodi didattici.
Sfortunatamente in “Harry Potter e il Calice di Fuoco” non conosciamo il vero Alastor Moody, ma Barty Crouch Jr., interpretato da David Tennant, quasi spaventoso nel suo ruolo.
Altro personaggio degno di nota è Rita Skeeter, irriverente giornalista che intervista Harry Potter e i suoi sfidanti prima del Torneo Tremaghi. Ella incarna il tratto parodico del mestiere di giornalista, trattato con perfetta ironia dalla sua interprete, Miranda Richardson.
Buona anche l’interpretazione di Robert Pattinson nei panni di Cedric Diggory, nonostante le sue comparse siano state poche e di durata breve.

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