Recensione Han Solo: a Star Wars Story – Viaggiando fra le stelle

Dopo il primo spin-off della serie (Rogue One) le aspettative erano altissime. Recuperare e dare vita a una storia che si sposi alla perfezione con le vicende che già tutti conosciamo è un lavoro che deve contare del rispetto di tempistiche e di personaggi già esistenti. Parliamo, inoltre, di un personaggio controverso, verso il quale il rapporto d’odio-amore è costante.

Trama

Un giovane e irruento Han è alle prese con una vita fatta di stenti, rincorse e amori. La vita da orfano nella città di Corellia richiede una certa abilità e astuzia, che il protagonista ben padroneggia, esattamente come le varie navicelle che affollano le strade della sua città. Han possiede un unico obiettivo, quello di scappare da quel posto per diventare un pilota. L’impero, però, è corrotto sin dalle radici e il giovane protagonista lo sperimenta sulla sua stessa pelle. Cresce, così, deviando dal suo sogno iniziale. Ma il destino sa che lui è destinato a grandi cose e la storia inizia a prendere una piega diversa trascinandolo per cieli sconosciuti.

Sulla falsa riga di Rogue One

Esattamente come il primo degli spin-off della saga, questo film ha poco a che fare con le spade laser. Se Rogue One ci spiega che la forza è intrinseca in ogni forma vivente, Han Solo ci fa, invece, conoscere un altro lato dell’universo della Lucasfilm: quello dedicato a tutte le varie rincorse in navicella e le sparatorie a colpi di blaster. Se l’intenzione fosse quella di recuperare e dare valore a un personaggio così emblematico come quello di Han, ci sono riusciti. È ben lontano dalle varie trilogie, ma si percepisce l’appartenenza e il rispetto. I richiami al Solo adulto sono molteplici e spesso ci si ritrova a vivere quelli che erano solo citati come racconti o aneddoti.
L’ironia del film, come voluto dalla Disney, è pressoché la stessa della trilogia originale, andandosi così a distanziare dalla piega presa durante Episodio VIII, cosa che aiuta ad alleggerire a suo modo una trama paradossalmente semplice con eventi dalla molteplice natura. Ce n’è per tutti e sotto ogni salsa.

Un nuovo Harrison Ford

Alden Ehrenreich (notato all’età di 14 anni dal grande Spielberg) ha l’arduo ruolo di interpretare un personaggio storico e già ben definito e congegnato, quello del ricercato Han Solo. La sua interpretazione, seppur particolarmente buona, è lungi da quella della carismatica figura di Harrison. Non se ne sente la mancanza, ma al personaggio manca quel quid in più che lo ha da sempre contraddistinto. Ci aspettiamo che il personaggio, così come l’attore, possa evolvere, avvicinandosi sempre più fedelmente all’Han che abbiamo imparato a conoscere. Piacevole la storia del come abbia conosciuto quello che poi sarà l’amico di una vita: Chewbacca; tanto che il loro incontro rimane uno dei momenti più iconici del film.

Lando Carlissian, altro personaggio chiave di Star Wars, ritrova una nuova luce grazie all’interpretazione di un ispiratissimo Donald Glover. Il suo ruolo nel film, seppur spesso marginale allo svolgersi delle vicende, risulta piacevole e ben svolto. Fra i suoi colleghi è sicuramente quello che ha realizzato una migliore performance. Non si può che apprezzare il suo personaggio.

Altra piacevole nota è il ruolo riservato a Woody Harrelson che riveste un ruolo non troppo lontano da quelli avuti in passato e di fatto gioca in casa. A lui si affianca un team abbastanza strampalato, ma che a dirla tutta risulta particolarmente anonimo. Il potenziale c’era tutto, ma erroneamente sfruttato. Se a primo impatto determinate scene, con i personaggi secondari appena citati, possano risultare chiave, con l’andare del film queste perdono totalmente di importanza da risultare superflue.

Nota dolente quella che abbraccia la fetta dei nemici. Fra questa rientrano i due volti noti di Emilia Clarke e Paul Bettany. Le scene d’azione, che hanno loro come protagonisti, risultano in alcune occasioni grossolane e soprattutto prevedibili. Che sia colpa dell’attore o della sceneggiatura, poco conta.

Dove sono le marce?

Che non sia il classico Star Wars lo si capisce sin dall’inizio, dall’assenza della classica sigla che accompagna ogni film. Partendo proprio da questo presupposto ci tocca parlare delle colonne sonore. Alcune scene raggiungono il livello di epicità anche grazie a colonne sonore particolarmente all’altezza. La ripresa del tema classico fa però in modo che queste restino anonime per il resto del film.
Si può riassumere più o meno in questo modo: davvero piacevole in determinate scene, carente in altre. L’unica “canzone” presente è particolarmente tediante e fuori contesto, considerando che richiama l’attenzione del pubblico per alcuni secondi. Peccato, se si ricorda che una fra le canzoni più iconiche (quella della Cantina Band) sia legata proprio al personaggio di Han.

Gli effetti speciali, tuttavia, sono sicuramente la parte migliore del film. I viaggi interspaziali, le fughe qua e là dentro la città, i robot, gli alieni. Ogni singolo elemento è piacevolmente curato nel dettaglio, senza far mai storcere il naso per la sua realizzazione. Il tutto affiancato a una trama, come già accennato precedentemente, semplice ma particolarmente lineare. Non esistono momenti morti né falle a livello di continuity della storyline, seppur la possibilità di errore era dietro l’angolo.
Ogni filo di trama, con i dovuti colpi di scena, si muove quasi all’unisono facendo sì che il film risulti, anche a chi non si è mai appassionato al brand Star Wars, particolarmente piacevole.

I fan vecchio stampo, se non i meri amanti delle sole spade laser, avranno le loro soddisfazioni, oltre a porsi ancora tante domande, grazie a un finale che apre le porte a tantissimi futuri e percorsi alternativi. In fin dei conti, mancano ancora due film prima che il comandante della Millennium Falcon possa raggiungere i fratelli Skywalker.

Due registi al costo di uno

Il cambio di regia è presente, ma solo gli occhi più attenti e minuziosi riescono a notare come in realtà si veda la mano vera e propria di due persone diverse. Piccoli cavilli caratteriali, così come scelte tecniche e video si rispecchiano in un film che sembra metterci davanti un primo e un secondo tempo diversi. In mezzo a questi un evento fra tutti pone l’inizio a quella che sarà la scalata ai momenti chiave del film e del personaggio che questo ha deciso di raccontare.

Il resoconto finale è positivo, ma non eccellente, con buone, se non ottime, basi per una trilogia con i fiocchi.

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Midoriya

Passa da un genere ad un altro senza farsi troppi problemi di sorta. Nell'eterno conflitto fra Digimon e Pokémon, sceglierebbe di certo i primi senza disdegnare i secondi. Ha una passione smisurata per le fiere a cui spesso partecipa in Cosplay. Nasce come supereroe quotidiano e lo dimostra a chiunque lo circonda! Un vero Nerd!

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