LuNERDì: Perché ci piacciono gli Shōnen?

Eccoci nuovamente con il nostro LuNERDì! Stavolta l’argomento scelto riguarda gli shōnenMa insomma, perché ci piacciono questi shōnen? Cos’hanno di  particolare da attirare così tanto le nostre attenzioni?

Con il termine shōnen (少年  tradotto letteralmente con “ragazzo”) si indica una categoria ben precisa di manga e anime, indirizzati, appunto, ad un pubblico prettamente maschile, che va generalmente dall’età scolare alla maggiore età.

Lo shōnen è così largamente diffuso che conta diverse riviste specializzate. Chi non ha mai sentito parlare di almeno una tra Weekly Shōnen JumpWeekly Shōnen Sunday e Weekly Shōnen Magazine?
Proviamo a scendere ancora più nel dettaglio, spiegando le caratteristiche basilari e provando a giustificare il perché riescano, con poche semplicissime mosse ed espedienti, a travolgerci.

La caratteristica chiave degli shōnen è quella di focalizzarsi in maniera netta sull’azione. La trama spesso prevede prove di qualsiasi tipo, le quali pongono i protagonisti di fronte a difficoltà da superare per potersi dichiarare i migliori. Il protagonista, quindi, ha un obiettivo (es. Naruto dichiara apertamente di voler diventare Hokage), e la storia verterà, con i dovuti colpi di scena, al risolvimento e all’ottenimento di questo. Per arrivare all’obiettivo principale, ovviamente, c’è tutto un excursus composto da prove intermedie, che serviranno per il raggiungimento di un determinato livello di qualsivoglia trasformazione e/o consapevolezza nelle proprie innate capacità. La storia, allora, si può muovere in un mondo fantastico, oppure in un contesto molto più realistico, quale può essere quello sportivo. L’assenza di trame romantiche è sopperita dalla presenza di personaggi femminili esageratamente sexy e pronunciati. Spesso alcuni Seinen vengono confusi con tale genere, ma la prerogativa chiave è il fatto che gli shōnen, a differenza del genere sopracitato, hanno una scaletta ben precisa da rispettare.

Fatto questo sunto generico, possiamo finalmente sbizzarrirci, dando libero sfogo al nostro pensiero.

La semplicità. Non esiste altra parola per definire il perché gli shōnen abbiano così tanto successo. L’obiettivo finale lo conosciamo tutti, spesso è dichiaratissimo; prendete come esempio Midoriya in My Hero Academia, che dichiara nel primo episodio di essere diventato “l’eroe più forte di tutti i tempi”, e di dover mostrare come tutto ciò è accaduto. La trama spesso è minimale, perché non ce n’è davvero bisogno. Gli shōnen sono: botte, botte, botte e ancora botte. Combattimenti o gare mozzafiato, che ci fanno sognare e salire l’adrenalina a mille; soundtracks che ci fanno ballare il cuore a ritmo dei cazzottoni (Rocky Joe vi dice niente?) o dei calci a nemici e palloni di qualsiasi forma e colore (Slam Dunk nemmeno?). Nulla toglie che possano esserci intrecci di trama, i quali elevano lo spessore di anime o manga che sia a livelli più alti; ma, basta ricordare i più datati Saint Seiya (i Cavalieri dello Zodiaco,  per dirla all’italiana): trama poca, botte tante. Si può riassumere più o meno così: Atena è in pericolo, riduciamoci in fin di vita per salvarla. E… funziona! E alla grande! Scusate se sono potuto sembrare particolarmente eccessivo, ma sommariamente è così che funziona. Gli shōnen ci attirano sin dalla tenera età, perché capaci di offrire valori come la giustizia (Dragon Ball sia lode a te!), farci sperare e sognare alla grandissima. Basti pensare che Dragon Ball è probabilmente (anzi, è stato additato come tale), il manga/anime che più ha condizionato il genere negli ultimi 30 anni di attività, Mica male! E cos’è Dragon Ball, se non una semplicissima successione di combattimenti mozzafiato volti a determinare il miglior essere dell’intero universo?

È una sorta di parodia del mondo attuale, portato all’estremo: la voglia e la necessità di prevalere sull’altro, che sia il peggiore fra i nemici, o semplicemente una squadra avversaria. Basta poco per farci sognare, appassionare e immaginare di essere un po’ come gli eroi di cui vediamo le gesta (parla un tizio che ha come nickname il nome del proprio eroe preferito!). Vero è che un minimo di costruzione dietro deve esserci; l’obiettivo, per quanto possa sempre esser simile, necessita di avere quello spirito di innovazione che possa pizzicare le nostre corde e farci viaggiare lontano. Magari sulla barca di qualche pirata, di dimensione in dimensione, o semplicemente a spasso alla ricerca dei propri vecchi compagni di squadra. Tutto, davvero tutto, può diventare motivo per attirarci e allontanarci da una routine che non troppo difficilmente è al di sotto delle nostre aspettative.

Per i più “nerdoni” e curiosi, vi lascio con alcuni cenni storici sullo shōnen, sperando possano interessarvi.

Prima della seconda Guerra Mondiale

Il manga era presente già alla fine del 18esimo secolo, ma non era ancora stato settorializzato per generi. Nel 1905 però, quando ci fu il vero e proprio boom nella produzione e stampa dei manga, iniziò a sentirsi la necessità di creare generi che potessero, grazie al proprio nome, essere targettati. Abbiamo così la nascita dei primi Sekai, cioè dei veri e propri magazine, come i già citati Jump, Sunday e Magazine, che raccoglievano le storie dei primi shōnen. Il primo in assoluto fu Shōnen Sekai, pubblicato dal 1895 al 1914.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale

In seguito all’occupazione del Giappone, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale , la cultura del Paese, durante gli anni ’50, fu fortemente influenzata. Gli shōnen vedono nascere miti dello sci-tech come: robot, viaggi interstellari e storie di avventura di ogni tipo. Il mondo vede la nascita di Astro Boy dalle matite di Osamu Tezuka, il quale diventa immediatamente uno dei manga di riferimento di quel periodo. Ed ecco, quindi, che nel periodo che va al 1950 al 1969, abbiamo una suddivisione del genere di marketing: shōnen, per i ragazzini; shōjo per le ragazzine. 

La rivista attualmente più conosciuta, la Jump, conciò la produzione nel 1968, e tuttora continua a produrre best seller per tutto il Giappone. Fra gli shōnen più popolari apparsi fra le pagine della rivista annoveriamo:  Dragon BallCaptain Tsubasa (Holly e Benji in Italia), Slam DunkOne PieceNarutoBleach, Boku no Hero Academia (My Hero Academia), One-Punch Man, Hunter x Hunter.

Il nostro approfondimento sul mondo degli shōnen si conclude qui. Siamo apertissimi alle vostre domande, con la speranza di aver suscitato in voi interesse e risposto ad ogni vostra domanda.

Vi aspettiamo per il prossimo LuNERDì!

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Midoriya

Passa da un genere ad un altro senza farsi troppi problemi di sorta. Nell'eterno conflitto fra Digimon e Pokémon, sceglierebbe di certo i primi senza disdegnare i secondi. Ha una passione smisurata per le fiere a cui spesso partecipa in Cosplay. Nasce come supereroe quotidiano e lo dimostra a chiunque lo circonda! Un vero Nerd!

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