Intervista a Yuriko Tiger – Interview to Yuriko Tiger

C’è chi riesce a fare delle proprie passioni una missione di vita ed un lavoro; Eleonora Guglielmi, in arte Yuriko Tiger rientra pienamente fra questi. Tanto giovane quanto talentuosa ha portato la sua italianità in Giappone, conquistando lentamente fette di pubblico internazionale. Eccovi l’intervista a cui ha risposto!

  • Quanto è cambiata la tua vita da quando hai cominciato a fare cosplay?
    How much your life has been changed since you’ve started?

La mia vita è cambiata tantissimo in tutti i sensi. Prima di iniziare a fare cosplay ero una ragazzina molto timida, non avevo molta fiducia nella gente che mi circondava e non volevo assolutamente mettermi in mostra o truccarmi o vestirmi. Si può dire che fossi una piagnucolona. Poi, per merito del cosplay, ho scoperto quella che è la mia grande passione cioè stare sul palco, interpretare un personaggio recitandone la sua parte. Posso affermare con sicurezza che il cosplay mi ha cambiato totalmente la vita e ha forgiato il mio futuro.

My life changed too much in any sense. Before doing cosplay, I was a really shy girl, I hadn’t faith in who was around me and I absolutely didn’t want to show myself, put make up on or dress up. I was a whiner. Then, thanks to cosplay, I discover my big passion, to stay on the stage, to role a character acting his part. I can surely affirm that cosplay totally changed my life and forged my future.

  • Com’è tornare ogni volta in Italia? Ti senti più giapponese o italiana?
    How is coming back in Italy? Do you feel more Japanese or Italian?

Inizio a percepire molto di più il mio status giapponese e in molti se ne stanno rendendo conto, facendomelo notare. Tornare in Italia è sempre un piacere, nonostante lo stress che questo arreca: dagli effetti del jet lag, ai fan e agli amici che mi salutano. L’agitazione non manca mai, soprattutto perché sono molto indaffarata, tanto da non riuscire quasi a vedere i miei genitori. Tutto ciò però mi rende felice, perché l’Italia è la mia casa e, soprattutto, buon cibo.

I begin to feel my Japanese status too much and lots of people understand it, point it out  to me. Coming back to Italy it’s always a pleasure, despite of the stress that it entails: from Jetlag’s effects, to fans and friends who greet me. Anxiety never fails, particularly because I’m so busy that I can hardly see my parents. However, doing it makes me happy,  because Italy is my home, and, especially, good food.

  • Quanto è grande la differenza fra il cosplay italiano e quello giapponese?
    How large is the difference between Italian and Japanese cosplay?

La differenza è pressoché enorme. Hanno due modi completamente diversi di pensare il cosplay. Il cosplay in Giappone è maniacale, e si può dividere in due versioni: chi è così fissato dal voler interpretare quel determinato personaggio in quella precisa fiera e chi, invece, vuol diventare famoso. Ultimamente, tantissime idol, tantissimi artisti, hanno iniziato a utilizzare il cosplay per avere visibilità pur, non conoscendo nulla del personaggio che interpretano. Si può dire che in Giappone il cosplay vada di moda, talvolta è un business; tantissime ragazze, infatti, creano, come me, stampe da poter vendere, altre, invece, realizzano CD con centinaia di foto.
Le foto, spesso, sono osé e così sexy da avvicinarsi alla pornografia.
A questo punto direi che no, non è visto ancora bene il cosplay in Giappone. Si potrebbe dire che ha una sfaccettatura molto più grigia. Non c’è libertà.
Non si può girare liberamente neanche nelle fiere, non si possono fare foto ovunque; c’è l’obbligo di cambiarsi nell’apposito camerino, e in base a quanto si è pagato rimanere fermi nella propria postazione per il tempo concesso.
In Italia, invece, il cosplay lo si fa perché c’è piacere nel farlo. Le persone si mettono in gioco, anche sul palco, interpretando il personaggio per il quale si è creato il vestito. Il livello, secondo me, basandosi su questi presupposti è più alto.

The difference is almost enormous. They have got two completely different ways to think about cosplay. In Japan, it’s maniacal, and it can be divided in two part: who is obsessed with rolling that particular character in that specific festival, while who wants to become famous. Lately, lots of idols and artists have started to use cosplay to have visibility, even if they don’t know anything about the character they role. In Japan cosplay is fashion, sometimes a business; lots of girls, in fact, make stamps to sell like me, others make CDs with hundreds of photos. Photos also are usually hot and so sexy to be close to pornography.
For these reasons, I think that cosplay isn’t seen in a great view in Japan.  It has got a grey side. There is no freedom.
You can go around freely neither during festivals, you can’t take photos everywhere; you must dress up in your changing room, and, in according on your payment, you have to stay in your designated position for your allowed time.
Instead, in Italy you do cosplay because you like it. People get involved, even on stage, rolling the character for which they made the dress. I think that, because of it, the level is higher.

  • Sapendo della scelta della Bandai di chiamarti come ragazza immagine per Tekken, ci viene naturale chiederti quale sia il tuo rapporto con i videogames.
    Knowing your choice of being the model of Tekken for Bandai, we want to know about your relationship with videogames.

È un legame forte perché io gioco sin da quando sono nata. Mio padre amava i videogiochi, aveva la sua Nintendo, conosciuta in Giappone come Super Famicom con le piccole cassette; per non dimenticare il Game Boy. E proprio il Game Boy con i suoi due pulsantini e le freccette mi permise di videogiocare con mio padre. Dopo tre anni, così, papà mi ha regalato la mia prima PlayStation con Tekken (ndr, sorride). E Tekken è diventato il mio gioco di combattimento preferito. Diventare, per pura casualità, la ragazza immagine di Tekken è stata per me una grande emozione.
La Bandai Namco, infatti, mi ha notata durante un evento mentre indossavo il cosplay di Lili ed è stato ancora più un caso il fatto che il mio viso fosse molto simile a quella di Lili Rochefort. Per di più lei abita a Monaco io a Imperia, circa ad un’ora da lì. Pensavano parlassi francese, ma quello è stato per loro un grosso buco nell’acqua (ndr, ride).
A me piacciono tantissimo i videogiochi, ma non quelli per pc, tantomeno quelli multiplayer, perché non ho mai avuto la possibilità di giocarli. Da bambina giocavo a casa da sola perché ero l’unica ragazza a giocare con i videogames e quindi stavo sempre sulle mie.
Mi piacerebbe tantissimo fare video su Twitch o YouTube perché non ho più tempo per videogiocare. Se ora lo facessi e non mi portasse nulla, lavorativamente parlando, perderei del tempo che potrei usare per studiare canto e ballo o per andare in palestra e peserebbe sulla mia carriera. Ultimamente, questa cosa mi sta rodendo dentro perché vorrei provare un sacco di videogiochi ma non ce la faccio.
Non sono una maniaca, non mi preoccupo dei punti di esperienza, di raccogliere tutto nei livelli; mi interessa solo la storia, il design dei personaggi! A me, infatti, piace Overwatch unicamente per come sono stati ideati i personaggi,  perché è uno di quei giochi che non avendo il finale non mi colpisce. Amo i finali dei videogame, perché mi tengono tesa davanti allo schermo per capire come va a finire la storia. Nei giochi multiplayer questo manca e lo percepisco tantissimo.

It’s a strong link because I’ve been playing since I was born. My father loved videogames, he had got his Nintendo, known in Japan as Super Famicom with the little drawers; not to forget the Game Boy. Just the Game Boy with his two little buttons and direction pad allowed me to videogame with my father. Due to this fact, after three years, my dad gave me my first PlayStation with Tekken (ed, smiles). Tekken has become my favorite fighting game. Because of it, becoming, by chance, the girl image of Tekken, was a great emotion for me.
The Bandai Namco, in fact, noticed me during an event while I was wearing Lili’s cosplay and it was even more of a coincidence that my facial appearance was very similar to that of Lili Rochefort. Moreover, she lives in Monaco in Imperia, about an hour from there. They thought I can speak French, but that was a big hole in the water for them (ed, laughs).
I really like videogames, neither those for PC, nor multiplayers, because I’ve never had the chance to play them. As a child I used to play at home alone because I was the only girl to play videogames and I was always on mine.
I would really like to do videos on Twitch or YouTube because I have no more time to videogame. If I did it now and it would not gain anything, about work, I would waste time which I can use to study singing and dancing or to go to the gym and it would weigh on my career. Lately, this thing is gnawing inside me because I would like to try a lot of videogames but I can’t do it.
I’m not a freak, I don’t  care about the experience points, to collect everything in the levels; I only care about the story, the design of the characters! In fact, I like Overwatch only for how the characters were designed, because it’s one of those games which haven’t got the ending, so it doesn’t strike me. I love the endings of videogames, because they keep me stretched in front of the screen to understand how the story ends. In multiplayer games this is missing and I perceive it a lot.

  • Cosa porteresti dall’Italia al Giappone? E viceversa?
    What do you bring from Italy to Japan? And from Japan to Italy?

Dall’Italia al Giappone porterei l’amore. L’essere più affettuosi e un pochino più liberi. Avere la possibilità di procedere per gradi. Non è una cosa necessariamente giusta, può succedere anche tutto all’improvviso, ma i Giapponesi non ce la fanno, entrano in panico. Hanno davvero tantissima paura. Il Giappone è un paese chiuso, un po’ in tutto, anche verso le altre religioni. Spesso anche verso chi ha occhi diversi dai loro. Per un paese che viaggia sui treni ad alta velocità, posti su palazzi supertecnologici, non è di certo il massimo. Io vorrei portare la sincerità anche nell’essere un personaggio pubblico, senza dover indossare maschere di nessuna natura. Dal Giappone in Italia, invece, porterei l’educazione e la precisione. I Giapponesi sono molto precisi soprattutto dal punto di vista lavorativo. Sono molto professionali. Un Giapponese raramente manca della sua parola perché è un disonore; è umiliante e ti possono anche licenziare. In Italia si va avanti concedendo troppe libertà, che possono funzionare solo in alcuni casi. In Giappone tali libertà non esistono, vige il rispetto ovunque, nei treni non ci si spinge, non si alza la voce. Soprattutto, sono meno lamentosi.

From Italy to Japan I would bring love. Being more affectionate and a little more free. Having  the possibility to proceed by degrees. It’s not necessarily right, everything can happen all of a sudden, but the Japanese don’t make it, they panic. They are very scared. Japan is a closed country, a bit in all, even to other religions. Often also to those who have eyes different from theirs. For a country that travels on high-speed trains, placed on super-technological buildings, it’s certainly not the best. I would also like to bring sincerity into being a public figure, without having to wear masks of any kind.
On the other hand, from Japan to Italy I would bring education and precision. The Japanese are very precise above all from the working point of view. They are very professional. A Japanese rarely misses his promise because it’s a disgrace; it’s humiliating and can even fire you. In Italy too many liberties are guaranteed, which work just in some cases. In Japan, these freedoms don’t exist, there is respect everywhere, in the trains they don’t shove each others, they don’t raise their voice. Above all, they are less plaintive.

  • Cosa consiglieresti a questo punto a chi si vuole trasferire in Giappone?
    What do you suggest to who wants to move to Japan?

Consiglierei loro di fare un’esperienza prima di decidere definitivamente di trasferirsi. I manga e tanti libri non sono sempre scritti da persone che ne hanno le competenze. Chiunque può scrivere un libro sul Giappone e inventare elementi sia in bene che in male. Fare una vacanza studio, di almeno sei mesi, può aiutarvi a capire come i Giapponesi si rapportano con voi, magari anche dal punto di vista lavorativo. Non partite senza conoscere un minimo la lingua e le usanze giapponesi, perché potreste davvero offenderli.

I would advise them to have an experience before finally deciding to move. Manga and many books aren’t always written by people who have the skills. Anyone can write a book about Japan and invent elements both good and bad. Taking a study vacation of at least six months can help you understand how the Japanese relate to you, maybe even work-relatedly. Don’t  leave without knowing the language and the Japanese customs to a minimum, because you could really offend them.

  • Riunendo le Sfere del Drago quale desiderio esprimeresti?
    Bringing back together the Dragon balls, which desire would you express?

A questo punto mi verrebbe da chiedere di rimanere giovane per sempre, visto che sto cominciando ad invecchiare. Seriamente, se avessi le Sfere del Drago chiederei di vincere alla lotteria, perché con quei soldi potrei non dipendere dal mio manager o dalla mia agenzia e iniziare a forgiarmi un po’ in tutti i campi.

At this point I would be asked to stay young forever, because I’m beginning to grow old. (ed, laughs) Seriously, if I had the Dragon Balls I would ask to win the lottery, because with that money I couldn’t depend on my manager or my agency and start forging myself a bit in all way.

Vi lasciamo con una galleria di Yuriko nelle vesti dei personaggi di Tekken:

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Giada

Appassionata di letteratura e anime, è sempre alla ricerca di nuove cose da imparare in ambito nerd. Ama partecipare alle fiere e fare cosplay, e non perde mai l'occasione di sprigionare il suo spirito kawaii.

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