Back to School… Storia: Drifters di Kōta Hirano

Entriamo nel vivo del ritorno a scuola con un’opera che, sebbene non si possa definire propriamente storica, non potrà non appassionarvi alla materia. Stiamo parlando di Drifters, nato nel 2009 come manga dalla fantasia di Kōta Hirano (lo stesso autore di Hellsing) e recentemente riadattato in un anime curato dalla Hoods Entertainment e trasmesso nell’ottobre 2016.

ATTENZIONE! QUESTO ARTICOLO CONTIENE LIEVI SPOILER SU DRIFTERS!

La storia inizia il 21 ottobre 1600, con la battaglia di Sekigahara. L’evento, pressoché sconosciuto qui in Occidente, costituisce in realtà un punto di svolta fondamentale per la storia giapponese. Sconfiggendo l’esercito del rivale Ishida Mitsunari, Tokugawa Ieyasu ottenne, di fatto, il controllo del Paese. Consolidata la sua posizione, tre anni dopo Tokugawa darà vita allo shogunato che governerà il Giappone fino alla restaurazione Meiji nel 1868.

Drifters segue, tuttavia, le vicende di uno degli sconfitti di Sekigahara, il giovane Shimazu Toyohisa. Si tratta di un personaggio realmente esistito, un samurai della famiglia Shimazu morto, per l’appunto, a Sekigahara nel tentativo di coprire la ritirata delle truppe dello zio Yoshihiro. La storia di Drifters si apre proprio negli ultimi istanti di vita di Toyohisa che, tuttavia, invece di morire si trova improvvisamente in un lungo corridoio su cui si affacciano numerose porte. Unica persona presente è un misterioso uomo vestito da impiegato, di nome Murasaki. Senza fornire alcuna spiegazione, questi spedisce Toyohisa in un mondo simil-medievale popolato da umani, elfi, nani e draghi.

La popolazione locale convive con guerrieri provenienti da ogni luogo e da ogni epoca del nostro mondo, divisi in due fazioni rivali che, da anni, sono in lotta continua. La prima, rappresentata da Murasaki, è quella dei Drifters, letteralmente “naufraghi”, combattenti che si sono distinti in vita per aver compiuto imprese eroiche o essere morti in maniera gloriosa. Ad accomunare questi personaggi è il costante ricorso alla violenza, che, tuttavia, non si accompagna mai a scopi malvagi. Lo stesso non può dirsi dei loro nemici, gli Ends, inviati nello stesso mondo da una misteriosa donna chiamata E.A.S.Y..Si tratta, in questo caso, di personaggi storici, ma che (si immagina) rinunciarono alla propria umanità in cambio di poteri sovrannaturali o morirono in modo violento e infamante. Anche nel nuovo mondo, essi sono animati dall’odio e dal desiderio di distruzione. Guidati dal Re Nero, hanno intrapreso una conquista del continente che toccherà ai Drifters fermare.

A complicare la situazione politica si aggiungono altre due fazioni, create da Drifters ma composte principalmente da abitanti del nuovo mondo. L’Organizzazione Octobrist, fondata da Abe no Seimei (un astrologo giapponese vissuto nel X secolo) raccoglie diversi maghi umani con il compito di radunare i Drifters e convincerli a combattere contro gli Ends. L’Impero di Orte è invece un’entità politica fondata cinquant’anni prima dell’inizio della storia da Hitler, giunto anch’egli nel nuovo mondo. Basato sugli stessi principi del nazismo, l’Impero schiavizza e perseguita le razze semiumane ma, nonostante la sua immensa potenza, è ormai sull’orlo del tracollo.

Fatte poche eccezioni per personaggi originali, nativi del nuovo mondo, quasi tutti i protagonisti sono figure realmente esistite. La fedeltà ai modelli storici non è, come è ovvio pensare, totale: il focus dell’opera non è la “storia”, ma le avventure che i suoi protagonisti vivranno nella realtà alternativa e le nuove interazioni che si verranno a creare fra di essi. Tuttavia, i tratti salienti di ogni guerriero sono ripresi dall’autore e portati all’estremo, in un procedimento ai limiti della parodia che, per chiunque abbia un minimo di cognizione di causa, risulta assolutamente gradevole. L’ossessione di Toyohisa per l’onore e la decapitazione dei nemici rimandano chiaramente al bushidō, un codice di condotta paragonabile al codice cavalleresco europeo che, sebbene formalizzato solo durante il periodo Tokugawa, era già stato anticipato dagli insegnamenti delle epoche precedenti.

Allo stesso modo, l’ossessione di Oda Nobunaga per le armi da fuoco rimanda alle numerose innovazioni militari introdotte in Giappone dal daimyō alla fine del XVI secolo. Tra queste, ci fu proprio l’impiego di armi da fuoco su larga scala, distribuite su file parallele in modo da consentire un fuoco continuo. Per restare su un ambito più familiare ai lettori e spettatori occidentali, non si possono ignorare le figure di Annibale e Scipione.

Annibale Barca, forse il più grande generale della storia antica e non solo, è famoso per aver messo in ginocchio Roma nel corso della seconda guerra punica (218-202 a.C.) ricorrendo a strategie innovative e poco ortodosse, spesso giudicate scorrette dai suoi rivali. Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano, è, invece, il comandante romano che, a Zama, riuscì a sconfiggere l’esercito di Annibale (che, pur in netta inferiorità, riuscì anche in questo caso a sfiorare la vittoria). I due, rivali e nemici nella realtà, si trovano insieme nel nuovo mondo, in cui arrivano a stabilire un forte legame, pur caratterizzato da continue scaramucce. Se Annibale conserva, anche in condizioni non proprio favorevoli, il proprio indiscutibile genio militare, Scipione mantiene un’imperitura devozione a Roma e a tutto ciò che l’Urbe rappresenta.

Anche nel fronte degli Ends i riferimenti storici non mancano. Giovanna d’Arco e Gilles de Rais, commilitoni nella vita reale, si ritrovano fianco a fianco nel nuovo mondo, sebbene guidati dall’odio. La pulzella di Orléans, che guidò la riscossa francese contro l’Inghilterra durante la Guerra dei cent’anni, morì, come è noto, bruciata sul rogo in quanto colpevole di stregoneria. Il terribile fato subito la porta, nella trama di Drifters a perdere la ragione ma le concede l’abilità di manipolare il fuoco a proprio piacimento.

Un’altra coppia certamente conosciuta qui in Occidente è quella costituita da Anastasia Romanova e Rasputin. Nell’universo di Drifters, la figlia di Nicola II, ultimo zar di Russia, non riesce a scampare al massacro operato dai bolscevichi, ma si ritrova catapultata nel mondo parallelo, privata delle proprie emozioni e con l’interessante potere di creare tempeste di ghiaccio. Rasputin, il mistico che ebbe grande influenza sullo zar e, soprattutto, su sua moglie, è ancora una volta al fianco dell’ultima dei Romanov. La sua capacità di manipolare la famiglia imperiale è richiamata dalle abilità magiche che gli consentono di manovrare le persone come un burattinaio.

Sebbene sia impossibile trattare tutti i personaggi della serie, due parole vanno spese per il capo degli Ends, il Re Nero. Ad oggi, è l’unico personaggio di cui non sia stata svelata l’identità. Si tratta di una figura ammantata il cui volto non viene mai mostrato, in grado di guarire e moltiplicare gli oggetti a proprio piacimento. Tutto ciò che si sa di lui è che, in vita, tentò di salvare gli uomini. Il mistero che avvolge la sua figura ha dato esito a innumerevoli ipotesi sulla sua identità, fatto che contribuisce non poco ad alimentare le aspettative per il seguito dell’opera.

L’atmosfera

Drifters, come detto, è stato ideato dallo stesso autore di Hellsing, e il legame tra le due opere è evidente, specialmente per quanto riguarda l’atmosfera generale. I toni sono generalmente cupi e sottolineati, nella versione animata, da colori spenti e foschi. Dati i protagonisti e la trama, non sorprende il fatto che le scene violente siano molte, tanto che l’opera è etichettata in Giappone come seinen, ovvero rivolta a un pubblico maturo.

Sangue e violenza, tuttavia, non sono mai fini a se stessi, ma sempre perfettamente contestualizzati all’interno dei combattimenti. Questi ultimi sono orchestrati in maniera impeccabile. Le scene non risultano mai troppo confuse, anche in virtù del fatto che ogni personaggio ha il suo ruolo. Toyohisa, per esempio, agisce come combattente corpo a corpo, puntando sulla portata della propria nodachi e della sua incredibile abilità nel manovrarla. Nobunaga, come Annibale, funge principalmente da stratega e si occupa, oltre che del comando dei reparti di artiglieria, del versante politico. I protagonisti sono tanto differenziati che ognuno trova perfettamente il proprio spazio all’interno delle vicende e delle battaglie, senza ami giungere a scene ridondanti.

Proprio come in Hellsing, non manca la componente comica, che si esplica soprattutto (ma non solo) in apposite scenette, particolarmente distinguibili dal diverso stile dei disegni, che presentano tratti semplificati, quasi infantili, e colori vivaci. Molte sono incentrate su Nobunaga e Olmine, la maga dell’Organizzazione Octobrist che ha il compito di seguire i protagonisti, e puntano un po’ sul fan service, ma anche quelle che hanno per protagonista Annibale sono memorabili.

Il legame più evidente con l’opera più famosa di Kōta Hirano si ha, tuttavia, nel disegno. I personaggi di Drifters hanno una propria identità autonoma che li distingue da quelli di Hellsing, ma si nota che appartengono alla stessa mano. Le somiglianze sono particolarmente evidenti nel design degli occhi, ma, lungi dal provocare un effetto di “già visto”, contribuiscono piuttosto a creare un clima leggermente straniante, nuovo e familiare allo stesso tempo.

Dove trovarlo

Drifters è serializzato in Giappone sulla rivista Young King OURs a partire dal 2009. La serie manga, ancora in corso, è raccolta in cinque volumi tankōbon che sono stati tradotti e pubblicati in Italia dalla J-Pop a partire dal 2012. La versione animata della Hoods Entertainment si compone di dodici episodi e un OAV. Le puntate sono disponibili, in versione sottotitolata e doppiata, sia sulla piattaforma VVVVID che su Netflix. Una seconda stagione dell’anime è stata annunciata nell’ultimo episodio con il messaggio “See you again, Tokyo 20XX“, ma al momento non si hanno altre notizie.

Come si è detto, non si tratta di un’opera propriamente storica, ma la presenza di tanti personaggi fondamentali per la storia reale, presentati in maniera così familiare e moderna non può non invitare il lettore e lo spettatore ad approfondire per comprendere tutti i riferimenti implicati. Guardare Drifters può dunque essere un’ottima occasione per ripassare la storia occidentale e, magari, apprendere un po’ anche di quella giapponese.

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